Il ruolo dell’infermiere nell’utilizzo dei dispositivi per accesso intraosseo

TIPO DI PUBBLICAZIONE: Position Statement

TITOLO: The Role of the Registerd Nurse in the use of Intraosseous Vascular Access Devices.

(Il ruolo dell’infermiere nell’utilizzo dei dispositivi per accesso intraosseo)

RIFERIMENTI ARTICOLO: Journal of Infusion Nursing 2020 Vol. 43, n.3, may/june 2020

ARGOMENTO: Accesso intraosseo

 

PERCHÉ QUESTO ARTICOLO

Per diffondere il ricorso ad un tipo di accesso che nonostante l’indicazione della letteratura e delle varie linee guida di emergenza, rimane largamente sottoutilizzato per ignoranza della tecnica e non disponibilità dei materiali.

 

ABSTRACT 

Negli ultimi dieci anni, all’accesso intraosseo è stato dato un credito crescente supportato da società scientifiche quali l’American Heart Association (AHA), l’International Committee on Resuscitation, l’European Resuscitation Council, l’Infusion Nurses Society (INS), la National Association of EMS Physicians e l’American Association of Critical-Care Nurses.

Il suo scopo è chiaramente quello di ridurre il tempo di attesa della prima somministrazione di farmaci e liquidi durante le manovre rianimatorie.

Gli infermieri, grazie alle raccomandazioni basate sull’evidenza, all’esperienza che hanno acquisito con i dispositivi per acceso venoso che rimane la via di somministrazione da preferire hanno maturato una competenza che li abilita a impiantare anche dispositivi per accesso intraosseo.

Nel 2016, la AHA pubblicò le Linee Guida sulla Rianimazione Cardiopolmonare e sull’Assistenza Cardiovascolare in Emergenza ed in esse si affermava che quello intraosseo (IO) era appropriato per fornire un accesso al plesso venoso non-collassabile presente nel midollo osseo permettendo quindi di somministrare fluidi in modo simile a quello fatto per la via venosa tradizionale.

Attualmente anche il Pediatric Advanced Cardiac Life Support Cardiac Arrest Algorithm redatto dall’AHA supporto il ricorso all’accesso IO come accesso vascolare iniziale nell’arresto cardiaco.

Oltre però il suo ruolo nel setting rianimatorio, l’utilizzo dell’accesso IO è da ritenersi appropriato anche in situazioni non di emergenza quando non è possibile creare un accesso endovenoso e si rischia la compromissione del paziente se non gli si somministra la terapia prescritta.

In questo documento, la Emergency Nurses Association (ENA) e la INS affermano la loro posizione su questo argomento sostenendo la possibilità di impiantare accessi IO da parte dell‘infermiere debitamente addestrato anche per quanto riguarda la gestione, la valutazione e il trattamento delle complicanze nonché la rimozione di un dispositivo di accesso IO.

L’accesso IO è considerato la prima scelta quando:

    • Non può essere confezionato un accesso periferico, o

    • Il tentativo di confezionarlo fallisce in tutti i pazienti nei quali un accesso vascolare è clinicamente indicato.

 

COMMENTI

Il documento è interessante per diversi motivi.

Il primo è da ricondurre all’opera di sensibilizzazione che fa nei confronti di una tecnica rianimatoria che gli stessi addetti ritengono assolutamente sottoutilizzata.

I motivi di ciò sono diversi e possono essere ricollegati alla scarsità di pazienti e quindi alla scarsa confidenza con una tecnica considerata molto traumatica ma anche alla disponibilità di tecnologie che agevolano il reperimento di una vena da incannulare.

Tutto questo però a patto di avere il tempo necessario ad un ottimo impiantatore per trovare un vaso e per accedervi.

Nuovi dispositivi (vedi NIO – Persys Medical) permettono di superare la difficoltà dovuta alla mancata confidenza con la tecnica di impianto, offrendo dei simulatori che, a bassissimo costo, ed in pochissimi minuti, permettono a tutti di impadronirsi della manualità necessaria e non temere più il momento in cui si trovano di fronte al paziente da trattare.

Il secondo perché, ribadendo quanto già chiarito da diverse linee guida in materia, esistono delle indicazioni chiare su quando si deve ricorrere all’accesso intraosseo (vedi anche documento SIAARTI del 2017).

Il terzo perché afferma chiaramente che, così come per molti dispositivi di accesso venoso, anche quelli per accesso intraosseo possono essere impiantati dagli infermieri.

 

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